Catena del freddo e sicurezza alimentare: il trasporto urbano è la nuova frontiera del rischio

Nel contesto attuale, segnato da un incremento esponenziale delle consegne a domicilio e da una crescente sensibilità verso la sicurezza alimentare, il mantenimento della catena del freddo durante le fasi di trasporto rappresenta una delle criticità più rilevanti, e troppo spesso sottovalutate, nella gestione dei prodotti deperibili. Si tratta, in termini tecnici, di garantire la continuità di una temperatura controllata lungo l’intera filiera distributiva, dalla produzione fino al consumatore finale, affinché gli alimenti non subiscano sbalzi termici potenzialmente pericolosi per la loro qualità organolettica e, ancor più, per la salute pubblica.

La rottura della catena del freddo, anche solo per brevi periodi, può infatti generare condizioni favorevoli allo sviluppo microbico, accelerare i processi di degradazione o alterare la struttura molecolare dei prodotti, compromettendo irrimediabilmente sia la conformità igienico-sanitaria sia la tracciabilità del prodotto stesso. In particolare, nel settore del food delivery, che si caratterizza per dinamiche logistiche snelle, rapidi tempi di consegna e un’alta rotazione di carico e scarico, i margini di errore risultano sensibilmente più alti rispetto alla grande distribuzione organizzata o alla ristorazione tradizionale.

Food delivery e salute pubblica: “La qualità del trasporto incide direttamente sulla sicurezza alimentare”

A sottolineare con decisione la necessità di riconsiderare l’intera architettura logistica del food delivery, con particolare riferimento alla qualità dei mezzi impiegati e dei sistemi di conservazione a bordo, è Andrea Quaranta, direttore generale di VemGreen, azienda specializzata nella progettazione di veicoli elettrici per la mobilità professionale urbana.

“Non possiamo considerare”, spiega Quaranta, “il trasporto come una semplice fase intermedia e neutrale. Quando si parla di alimenti deperibili, ogni tratto percorso è parte integrante del processo di conservazione, e ogni veicolo utilizzato deve rispondere a standard precisi, certificati e aggiornati. È un dovere etico, oltre che normativo, verso il consumatore finale”.

Secondo Quaranta, la responsabilità del rispetto della catena del freddo non può ricadere esclusivamente sul produttore o sul ristoratore: “La transizione verso una logistica urbana sicura e sostenibile deve necessariamente coinvolgere anche gli operatori dell’ultimo miglio, cioè coloro che materialmente consegnano il cibo ai clienti. Per questo, è fondamentale dotarsi di mezzi capaci non solo di ridurre l’impatto ambientale, ma anche e soprattutto di mantenere costanti le condizioni termiche previste dai protocolli HACCP e dalle normative ATP”.

L’urgenza di tale transizione, secondo il direttore di VemGreen, si colloca inoltre all’interno di un contesto normativo europeo sempre più stringente, che impone alle aziende di food delivery di adeguare le proprie flotte a requisiti tecnici specifici per il trasporto a temperatura controllata, anche in ambito urbano e per consegne di breve raggio.

“Non si tratta più di un’opzione, ma di un requisito di qualità e di conformità”, conclude Quaranta, “destinato a fare la differenza tra un servizio improvvisato e una filiera realmente responsabile”.
In questo scenario, soluzioni come quelle offerte da VemGreen, che integra nei suoi veicoli elettrici sistemi certificati per il trasporto alimentare a temperatura controllata, rappresentano un esempio virtuoso di innovazione applicata alla sicurezza urbana e alimentare.

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